Play for India, le bambine di Mumbai ringraziano – India Golf Cup
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Play for India, le bambine di Mumbai ringraziano

S. Audisio – Nuovo appuntamento con Play for India il 19 gennaio 2020 al Golf Club Ambrosiano. Le Missionarie dell’Immacolata, con Suor Bertilla in testa (ottant’anni e tempra bergamasca), accolgono, educano e crescono tante bambine sfortunate.

 

Syola, Sonali, Pallavi, Sneha… sono alcune delle bambine indiane che, giocando a golf, abbiamo aiutato in questi anni. La vita ha riservato loro storie parecchio sfortunate, ma qualcuno le ha accolte, educate e cresciute perché possano contare su una svolta e cogliere le opportunità di questo mondo. Si chiama suor Bertilla il loro angelo custode, classe 1938, bergamasca, partita giovanissima per l’India con le Missionarie dell’Immacolata: la sua vita per curare i malati di lebbra e per fare altre centomila cose. A Versova, nella periferia nord di Mumbai, sono passati 44 anni da quando il Vimala Dermatological Center, grazie a lei, ha aperto le sue porte ai malati e, strada facendo, anche a bambine in difficoltà. Cinque ore scarse di sonno per notte, in piedi alle 4.30 per pregare e meditare, poi Bertilla inizia la sua giornata. Dove mette passione e grinta identiche nell’accogliere un nuovo malato, seminare verdure e fiori nell’orto, sistemare un abito in sartoria (dove si produce per vendere), giocare con le bambine, cercare soluzioni per infiniti problemi, fare un salto dal console italiano perché le relazioni sono fondamentali, o una visita negli slum per cercare chi è malato ma non lo sa. E la sera c’è ancora tempo per ricamare fino a tardi oggetti natalizi che verranno venduti nei mercatini italiani.

Suor Bertilla (seconda da sinistra) classe 1938, con le Missionarie dell’Immacolata

Con Bertilla al Vimala ci sono altre sorelle missionarie, i medici e gli ex malati che ricambiano con il loro lavoro. Perché dalla lebbra si può guarire completamente e senza danni, purché curata in tempo. E poi ci sono le bambine, che crescono in un ambiente protetto, che pregano, vanno a scuola (dalla materna ai 16 anni della decima classe) e poi studiano ancora. Fanno ginnastica e anche karate (piccole donne che devono imparare a difendersi), ogni tanto qualche gita. Il Vimala le prepara a camminare da sole quando, a 17 anni, dovranno trovare la loro strada nella grande confusione di Mumbai e dell’India. Che però intanto resta fuori, e quando si chiude il cancello anche il dolore della malattia e la povertà entrano in una dimensione speciale. «Chi visita il nostro centro trova negli ammalati la perfetta letizia. I nostri pazienti sanno curare chi li visita: offrono la medicina della serenità, il farmaco della pazienza, la terapia dell’umiltà», parole di Bertilla. Proprio così, il Vimala ci ha toccato profondamente ed è nata Play for India, dal 2012 all’Ambrosiano. Un piccolo, grande contributo. Perché qui c’è bisogno di tutto e anche poche rupie possono fare molto. Noi abbiamo voluto creare un filo diretto tra i soci, soprattutto i ragazzi del circolo, e le bambine del Vimala. Così Syola ha potuto frequentare il college e studiare da infermiera: pochi giorni fa ha passato gli esami del terzo anno. È bravissima. Pallavi si è appena sposata: nel tempo abbiamo aiutato la sua famiglia che non poteva provvedere a lei (nata anche parzialmente senza un braccio), ora le abbiamo regalato la gioia di sposarsi. Sneah, quattro anni, sa già leggere e ha grinta da vendere: papà e mamma sono morti arsi vivi davanti ai suoi occhi e noi stiamo mettendo da parte qualche soldo per il suo futuro. Storie. Tantissime. Tristissime. Ma la serenità e l’allegria del Vimala superano anche gli ostacoli più complicati.


Silvia Audisio

Giornalista per passione del golf, un percorso al contrario.
Dall’università di lingue alla moda milanese indossata e venduta, ai tessuti, ma sempre con la sacca in spalla macinando buche su buche. Da Genova dov’è nata, a Milano dove abita, a Biella dove ha tirato i primi colpi a cinque anni. E poi nel mondo per una partita senza fine, con il cruccio di non aver mai fatto hole-in-one e quello di vedere il golf, in Italia, ancora tanto distante dalla gente. Ma ne parla e ne scrive con fiducia. l Golf a test è l’ultimo libro, domande e risposte per capire il gioco. Ha diretto per 12 anni la rivista Il Mondo del Golf, aperto uno studio di comunicazione, vinto un premio dell’unione stampa sportiva e, per cinque anni, ha curato il magazine del Corriere della Sera, Style Golf. Scrive per Style, Dove e La Gazzetta dello Sport. La cosa più bella? Veder giocare i bambini. Cento nel suo circolo, dove partecipa all’organizzazione delle loro attività.

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