Sempre e ovunque “golf” – India Golf Cup
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Sempre e ovunque “golf”

S. Audisio – Cambia la scena, cambiano i colori, cambia la temperatura. Ma non certamente l’infinita passione con cui si affronta una nuova sfida, qualunque volto la natura ci offra.

 

Cambia la scena, cambiano i colori, cambia la temperatura. Ma non certamente l’infinita passione con cui si affronta una nuova sfida, qualunque volto la natura ci offra. Anche quando sotto i piedi scricchiola la neve e il verde sparisce, il golf riesce a ispirare, divertire, emozionare. Fa freddo, ma anche l’ingombro dei capi pesanti è ormai superato dalla tecnologia che, oltre a reinventare palle e bastoni, è entrata prepotentemente nelle trame dei tessuti per regalarci swing impeccabili e per nulla impacciati anche sotto zero. Il capo è caldo ma leggero, non fa entrare il vento ma lascia traspirare la pelle, è morbido, avvolgente e non emette alcun fastidioso rumore.

Perfetto, l’abbigliamento goffo e pesante sarebbe stato forse l’unico vero ostacolo a quello strano gioco che è il golf sulla neve. Invece, ancora un piccolo adattamento alle «regole locali» e la partita si fa seria. La palla naturalmente si piazza sempre e, una volta vicino alla bandiera (parlare di green è fuori luogo), si può tutto: pulire, spazzare, appiattire, prepararsi la strada migliore alla buca. Del resto il golf sulla neve non è cosa nuova se un dipinto del Seicento di Aert van der Neer, ci mostra alcuni momenti di gioco su un canale ghiacciato in Olanda. A quel tempo lo chiamavano kolven. Allo stesso modo, aspettando che i laghi engadinesi ghiaccino, si gioca da quasi trent’anni l’Engadiner Wintergolfturnier, prima a St. Moritz poi a Silvaplana. Anche il lago Baikal, in Siberia, si presta ogni inverno al golf. Che molte altre volte è salito in quota, magari non sul ghiaccio ma sulle buche estive innevate. Come a Crans, a Cervinia o a Megève per la Winter Golf Cup, qualche volta incrociandosi in combinata con uno slalom gigante. E sempre più a nord, il golf ha proposto la sua sfida più estrema, il World Ice Golf Championship. Località Uummannaq, Groenlandia, 600 chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Condizioni limite, passione estrema, uno sforzo fisico e mentale notevole per affrontare un percorso che prende forma solo pochi giorni prima della gara tra ghiacci e immensi iceberg, con temperature che possono arrivare a meno 30 e venti gelidi (anche se il clima secco rende il freddo meno aggressivo). Mani, piedi e orecchie sono a rischio, potenti occhiali da sole consigliati, la protezione solare altissima. Sacca in spalla e niente shaft in grafite.

Chi ha partecipato dice: «È il percorso più spettacolare del mondo. Non senti il freddo più di tanto in una situazione così incredibile, surreale, come essere sul set di un film o sulla luna. Ricorda la scena finale di Superman, quando Clark torna a Krypton». E ancora, «Se ami il golf questo torneo batte qualsiasi altra cosa tu abbia fatto nella tua carriera di giocatore, un’avventura che non potrai dimenticare».
Da dicembre a maggio, nel fiordo di Uummannaq il mare è coperto da uno strato di ghiaccio spesso un metro che cattura gli iceberg di passaggio, ed è qui che si gioca, sotto un cielo blu intenso.
Ma solo quando le condizioni del ghiaccio sono perfette: infatti, dalla prima edizione del 1997, sempre più spesso il torneo è stato annullato. Troppo caldo.

 


Silvia Audisio

Giornalista per passione del golf, un percorso al contrario.
Dall’università di lingue alla moda milanese indossata e venduta, ai tessuti, ma sempre con la sacca in spalla macinando buche su buche. Da Genova dov’è nata, a Milano dove abita, a Biella dove ha tirato i primi colpi a cinque anni. E poi nel mondo per una partita senza fine, con il cruccio di non aver mai fatto hole-in-one e quello di vedere il golf, in Italia, ancora tanto distante dalla gente. Ma ne parla e ne scrive con fiducia. l Golf a test è l’ultimo libro, domande e risposte per capire il gioco. Ha diretto per 12 anni la rivista Il Mondo del Golf, aperto uno studio di comunicazione, vinto un premio dell’unione stampa sportiva e, per cinque anni, ha curato il magazine del Corriere della Sera, Style Golf. Scrive per Style, Dove e La Gazzetta dello Sport. La cosa più bella? Veder giocare i bambini. Certo nel suo circolo, dove partecipa all’organizzazione delle loro attività.

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